SOALAGHI S.P.A. INFORMA: RITORNA IL REQUISITO DELLA MORALITA’ PROFESSIONALE PER LE CONDANNE PENALI?

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L’ANAC tenta di far rientrare dalla porta quello che, per effetto probabilmente dei pareri consultivi raccolti, era uscito dopo la pubblicazione delle Linee Guida n. 6, attuative dell’art. 80, comma 5, lett. c) del D. Lgs. n. 50/2016, dedicato al c.d. “illecito professionale”.
L’antefatto di questa infinita vicenda risale alla prima stesura delle linee guida in questione, posta in consultazione il 10 giugno 2016.
Il documento conteneva, tra le ipotesi che avrebbero potuto costituire illecito professionale, anche la condanna penale definitiva per reati che incidevano sul rapporto fiduciario che si instaura tra committente ed appaltatore.
Come già aveva avuto modo di osservare allora SOAlaghi, l’Autorità aveva oltrepassato, in qualche modo, i limiti del proprio mandato, integrando la previsione normativa, anziché limitarsi a renderla semplicemente applicabile.
Il comma 5, lett. c) ci dice già cos’è l’illecito professionale: “le significative carenze nell'esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione anticipata, non contestata in giudizio, ovvero confermata all'esito di un giudizio, ovvero hanno dato luogo ad una condanna al risarcimento del danno o ad altre sanzioni; il tentativo di influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante o di ottenere informazioni riservate ai fini di proprio vantaggio; il fornire, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull'esclusione, la selezione o l'aggiudicazione ovvero l'omettere le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione”. Null’altro.
All’Autorità spettava il compito di farci sapere quali erano i mezzi di prova ammissibili per motivare un provvedimento di esclusione dalla procedura, non quello di individuare altre ipotesi di illecito.
Del resto, al di là delle considerazioni sull’eccesso di delega, la reintroduzione del concetto di moralità professionale legata alle condanne penali ricevute si scontra con l’evidente operazione di certezza del diritto compiuta dal legislatore con il comma 1 del medesimo art. 80 del codice.
Vi si stabilisce, infatti, una serie tassativa di reati che costituiscono motivo di esclusione e ciò al fine evidente di precludere alle stazioni appaltanti una valutazione discrezionale che tanta eterogeneità applicativa aveva determinato in passato.
Ed infatti, nel testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale di tali indicazioni non vi era più traccia, salvo rientrare di prepotenza nella stesura dell’aggiornamento delle linee guida n. 6.
Ufficialmente la motivazione di questo restyling è dovuta all’entrata in vigore del correttivo al codice dei contratti pubblici, che è intervenuto anche sul comma 10 dell’art. 80, che specifica meglio la durata dell’interdittiva ma questa è diventata, evidentemente, l’occasione per rispolverare il vecchio pallino dell’ANAC, la moralità professionale, appunto.
Il rilancio, se vogliamo, è ancor più pesante, se si pensa che, rispetto alle ipotesi di reato configurate con la prima stesura, vengono aggiunti anche tutti i reati previsti dal D.Lgs. n. 231/2001, che non sono pochi.
SOAlaghi si augura che la consultazione porti consiglio e che venga ripristinata la formulazione tuttora in vigore, fatte salve le modifiche necessarie per l’intervento del correttivo.
Vi terremo aggiornati…